titolo Fondo Andrea Caffi 1905 - 12 gennaio 1955
Contesto gerarchico
cronologia 1905 - 12 gennaio 1955 descrizione

L'intervento sul fondo Caffi è stato condotto, per quanto possibile, nel rispetto dei precedenti interventi di organizzazione delle carte, per non alterare i nuclei tematici individuati nel tempo, anche se, è manifesto il carattere di provvisorietà di alcuni raggruppamenti, probabilmente risultato delle scelte di condizionamento fisico dei materiali. In ogni caso si è deciso di non procedere a un riordino fisico delle carte per mantenere traccia di questi interventi sulla documentazione opera dei due intellettuali Nicola Chiaromonte e Gino Bianco.

Prima di tutto si è proceduto a una rilevazione precisa dello stato della documentazione e a una schedatura delle unità documentali, che ha evidenziato la presenza di documenti postumi e di come la raccolta delle carte sia avvenuta solo successivamente alla morte di Andrea Caffi. In particolare è emersa documentazione in copia nel carteggio (lettere di Andrea Caffi), prodotta o conservata da altri soggetti produttori, i coniugi Ossorgine e la famiglia Banfi, per cui è stato possibile verificare attraverso gli inventari accessibili dei due archivi la presenza di documentazione relativa alla corrispondenza con Andrea Caffi. Si è quindi deciso di descrivere questa documentazione attraverso ls creazione di tre subfondi. La documentazione presente nel fondo è per lo più costituita da lettere manoscritte e dattiloscritte, testi dattiloscritti, manoscritti, appunti e notazioni, in lingua russa, italiana, francese, inglese e tedesca.

L'analisi documentale ha permesso di rilevare un'attività di raccolta e conservazione da parte dei conservatori della documentazione dalla sua morte a oggi, e di leggerlo sopratutto volto alla ricostruzione della corrispondenza. Questa constatazione riguarda in particolare l'azione di Gino Bianco che si è occupato di redigere la biografia di Andrea Caffi, e che ha donato le Carte Caffi alla Fondazione Alfred Lewin.

Per quanto riguarda la serie "Scritti"  molti documenti risultano difficili da interpretare a causa di problemi linguistici (in particolare per i testi in lingua russa) e della tipologia documentale, spesso copie dattiloscritte e appunti privi di strumenti di accesso che ne facilitino l'interpretazione, si è reso necessario quindi adottare un approccio basato su una distinzione dei caratteri formali ed estrinseci dei documenti. Questo metodo interpretativo ha permesso di proporre un ordinamento coerente, nonostante la mancanza di un'organizzazione originaria, e di integrare i precedenti tentativi di ordinamento parziale, descrivendo le occorrenze sulla base della tipologia documentale.

I documenti sono stati raggruppati in base a ricorrenze e similitudini formali, ossia caratteristiche comuni come formato, lingua, tipo di supporto (manoscritto o dattiloscritto) e contenuti identificabili. Questo metodo ha permesso di creare una struttura coerente anche per quei documenti che, a causa della lingua o dell'assenza di strumenti di accesso, risultavano inizialmente di difficile interpretazione. L'adozione di un ordinamento per tipologia è stata particolarmente utile nel trattare documenti in lingue straniere (come il russo) e copie dattiloscritte non facilmente attribuibili. La classificazione per tipologia e ricorrenza ha così facilitato un'organizzazione più razionale della documentazione, rispettando anche i tentativi di ordinamento precedenti. Inoltre attraverso la suddivisione per tipologie documentali ricorrenti nella sottoserie manoscritti è possibile ricostruire le fasi del processo di produzione documentale di Andrea Caffi, e creare le basi per farne un tema di ricerca e studio

Struttura del Fondo Il fondo è costituito da sette serie archivistiche e tre subfondi:

Corrispondenza

a) Corrispondenza ordinata per mittente

b) Corrispondenza non indirizzata a Caffi (in ordine cronologico)

c) Minute e lettere di Andrea Caffi

d) Biglietti manoscritti e cartoline

Scritti di Andrea Caffi

a) A stampa

b) Dattiloscritti

c) Manoscritti (raggruppati per tipologia, dato che molta documentazione risulta priva di data e titolo)

Articoli e ritagli di giornale raccolti da Andrea Caffi

Quaderni (ordinati cronologicamente)

Materiali a stampa, pubblicazioni

Fotografie

Miscellanea (ordinata cronologicamente)

Subfondi:

Istituiti per rappresentare complessi documentali che derivano da soggetti produttori diversi rispetto a Andrea Caffi, pur matenendo un legame con il fondo (ISAD(G)), con l'intendo di incoraggiare la descrizione gerarchica e rispetta la complessità della documentazione conservata nel Fondo.

1. Subfondo Carteggio coniugi Banfi con Andrea Caffi, Angelo Monteverdi, Nicola Chiaromonte e Aldo Buzzichelli

2. Subfondo Carteggio Monteverdi Angelo

3. Subfondo Lettere di Tatiana Alekeyevna Ossorgina ad Andrea Caffi, Gino Bianco e Nicola Chiaromonte

storia bibliografica

Le carte di Andrea Caffi conservate dalla Fondazione Lewin a Forlì rappresentano una raccolta eterogenea e parzialmente ordinata, frutto di successivi interventi di raccolta e tentativi di sistemazione. Questo complesso documentario non risulta perfettamente organico e riflette la complessità del modo in cui la documentazione di Caffi è stata raccolta, conservata e parzialmente ordinata nel tempo da vari soggetti, tra cui Nicola Chiaromonte e Gino Bianco.

1. Raccolta e Conservazione. Andrea Caffi, noto per il suo approccio intellettuale poliedrico e per il suo disordine metodico, tendeva a creare schede, appunti e annotazioni di grande complessità, accumulando documentazione anche in modo frammentario. Come scrive Alberto Moravia, la modalità di lavoro di Caffi era caratterizzata da una preparazione monumentale, seguita da un abbandono parziale delle stesse note e documenti. Moravia inoltre descrive il trasporto di queste casse di documenti con Caffi, per le strade di Roma, per poterle conservare presso casa sua, come un'operazione caotica che ben rappresenta l'approccio di Caffi alla sua stessa documentazione. "Caffi, che era uno storico, un erudito, un saggista, quando gli si chiedeva un articolo […], cominciava con delle schede e risaliva sino all'origine dell'umanità. Poi ad un certo , tutto questo immenso lavoro di schedatura finiva nel nulla. Dopo aver preparato questa opera gigantesca la lasciava. […]Ricordo che andai […] in via Lombardia, di fronte al portone dove abitava Caffi, e cominciò il trasporto di tutte queste casse di carte e la carrozzella si riempì fino all'orlo e poi si mosse da un cavallo scalcagnato con Caffi e me dentro e ogni tanto dei libri e delle carte cascavano per terra per cui ogni tanto dovevamo fermare la carrozza […]" [1]

 

Raccolta Iniziale da parte di Nicola Chiaromonte

Dopo la morte di Andrea Caffi nel 1955, Nicola Chiaromonte si occupò della raccolta e della preservazione di parte della documentazione originale presente nell'appartamento di Caffi a Parigi, inclusi manoscritti, lettere, appunti e documenti personali [2] . La maggior parte della documentazione infatti, come attestato dalla delega scritta dal fratello, è custodita presso Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d'Italia (ANIMI), e descritta e ordinata con l'intestazione Archivio Andrea Caffi [3] .

 

Attività di Gino Bianco

Negli anni '70 e '80, Gino Bianco avviò una ricerca approfondita su Andrea Caffi per preparare i suoi studi e pubblicazioni, tra cui i libri: curatela alle edizioni dei volumi: Socialismo libertario di Andrea Caffi a cura di Gino Bianco (1964); Scritti politici di Andrea Caffi (1970), Critica della violenza, di Andrea Caffi (1995) . Redazione dei volumi: Caffi: Un socialista irregolare (1977), Caffi: Socialismo e libertà: l'avventura umana di Andrea Caffi (2006) . Bianco, inizialmente, si rivolse direttamente a Nicola Chiaromonte e ottenne in custodia alcune delle carte originali in suo possesso. Dopo la morte di Chiaromonte, la vedova di quest'ultimo depositò l'archivio di Nicola Chiaromonte presso la Beinecke Rare Book & Manuscript Library di Yale, e con esso documentazione relativa a Andrea Caffi rimasta. Bianco proseguì quindi la sua ricerca consultando altri archivi, chiedendo e ottenendo copie e documenti originali, in modalità e tempistiche non completamente chiare. Deposito presso l'Associazione Nazionale Italiana per la Memoria e l'Identità (ANIMI) L'archivio di Andrea Caffi, come già anticipato, fu depositata presso l'ANIMI da Umberto Zanotti Bianco, legato a Caffi da una lunga collaborazione intellettuale e politica. Caffi aveva infatti collaborato con Zanotti Bianco a pubblicazioni quali La Voce dei popoli , organo del movimento Giovine Europa, in cui Caffi pubblicò, tra il 1918 e il 1919, un saggio in due puntate sulla rivoluzione russa. Le carte di Caffi conservate all'ANIMI, considerate le uniche prodotte da lui rimaste in Italia, furono depositate con l'approvazione del fratello di Caffi, come dimostrato dalla delega scritta custodita nello stesso archivio.
Nel 1999 il fondo ANIMI fu inventariato per la prima volta e, successivamente, si arricchì di una donazione da parte di Miriam Chiaromonte, vedova di Nicola Chiaromonte, che aggiunse materiali provenienti dall'archivio del marito. Questo fondo, costituito principalmente da appunti, manoscritti e corrispondenza in copia, oltre a documenti prodotti da Chiaromonte stesso su Caffi, è stato inventariato come sottofondo con la denominazione Carte Caffi provenienti dall'archivio di Nicola Chiaromonte . Oltre all'archivio ANIMI, ulteriori documenti su Andrea Caffi sono conservati presso:
1. Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia (Fondo Daria Malaguti Banfi)
Questo fondo include corrispondenza originale tra Caffi e Daria Banfi, oltre a lettere inviate a Caffi da vari corrispondenti. Vi si trovano anche appunti, annotazioni politiche e militari e documentazione varia riguardante Caffi. Organizzato in fascicoli, il fondo offre un'ampia panoramica delle relazioni personali e intellettuali di Caffi.

2. Beinecke Rare Book & Manuscript Library di Yale (Nicola Chiaromonte Papers)
L'archivio comprende lettere di e a Caffi, documentate principalmente nelle serie Corrispondenza e Scritti di Altri . Questo archivio contiene documenti che coprono le relazioni di Caffi con figure di rilievo come Albert Camus e Ignazio Silone.

3. Archivio Angelo Tasca presso la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
Include lettere di Caffi che documentano il loro scambio di idee su questioni politiche e sociali.
4. International Institute of Social History di Amsterdam (Vladimir Savel'evič Vojtinskij Papers e Tatiana Ossorguine-Bakounine Collection)
Contiene lettere di Caffi, alcune delle quali in copia, riguardanti il periodo tra il 1919 e il 1945.

Donazione alla Fondazione Lewin
Alla morte di Gino Bianco nel 2005, la moglie Miriam donò alla Fondazione Lewin il suo archivio, che comprendeva anche i materiali di Caffi. Questo fondo è significativo poiché include documenti originali e in copia che Bianco aveva raccolto negli anni, alcuni dei quali ottenuti in fotocopia dalla Beinecke Library e da altri archivi internazionali. Il materiale nella Fondazione Lewin include anche lettere manoscritte di Caffi inviate a Ossorguine-Bakounine, successivamente trasferite in Germania e richieste da Bianco come parte della sua ricerca per completare il proprio studio su Caffi.


[1] Alberto Moravia, (Senza riferimento alla testata), Uno strano hippy viaggiava per l'Europa , 27 ottobre 1977



[2] Testimonianza orale trasmessa da Gino Bianco alla Fondazione Lewin.


descrizione fisica unità documentarie storia archivistica

Andrea Caffi nacque a Pietroburgo il 1º maggio 1887 da Giovanni, un funzionario dell'amministrazione dei teatri imperiali, ed Emilia Carlini. Il padre, originario di Belluno, si era trasferito in Russia per lavoro, avviando il giovane Andrea agli studi presso la prestigiosa "scuola riformata" di Pietroburgo, un istituto di eccellenza a livello europeo. In questo ambiente cosmopolita, Andrea sviluppò i suoi primi interessi filosofici, letterari e storici. Fin da giovane, Caffi fu profondamente colpito dalle condizioni di vita degli operai delle fabbriche industriali, avvicinandosi presto alle idealità socialiste. Nel 1903 , a soli 16 anni, era già attivo come propagandista e organizzatore clandestino tra i tipografi. Durante la rivoluzione del 1905 , partecipò attivamente al movimento rivoluzionario, sostenendo il programma menscevico di municipalizzazione delle terre e garanzie democratiche. Caffi visse in prima persona la repressione zarista, venendo arrestato e condannato a tre anni di carcere. Fu liberato nel 1907 grazie all'intervento dell'ambasciatore italiano. Dopo la sua scarcerazione, come molti altri protagonisti della prima rivoluzione russa, Caffi portò all'estero le esperienze intellettuali e politiche maturate. Si trasferì a Berlino , dove si iscrisse all'università, arricchendo la sua preparazione filosofica e sociologica grazie alle lezioni di Georg Simmel. Durante questo periodo, viaggiò in diversi paesi, confrontandosi con molteplici esperienze culturali. A Firenze , strinse amicizia con intellettuali come Giuseppe Prezzolini e Scipio Slataper, collaborando alla rivista "La Voce" e continuando la sua attività nel movimento socialista.

Dopo la laurea, Caffi si stabilì a Parigi , dove trovò un ambiente congeniale alla poliedricità dei suoi interessi. La sua vita da girovago per l'Europa rafforzò le sue convinzioni internazionaliste e, con altri giovani studiosi, formulò l'ambizioso progetto di redigere una nuova "enciclopedia" che rappresentasse il punto della situazione culturale dell'epoca.

Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914 segnò profondamente la sua esistenza. Il crollo delle idealità internazionaliste nel movimento operaio fu un duro colpo per Caffi, che si arruolò volontario nell'esercito francese nella Legione Garibaldina in Francia [1] per difendere la democrazia contro l'imperialismo tedesco. Ferito nelle Argonne , rispose alla chiamata alle armi in Italia , combattendo sul fronte trentino. Nuovamente ferito, venne destinato a un ufficio speciale in Svizzera per svolgere propaganda tra le nazionalità oppresse dell'Impero austro-ungarico.

Nel dopoguerra, Caffi si avvicinò agli intellettuali italiani che aspiravano a una rinascita civile e politica libera dalle rivalità etniche, collaborando alla rivista "La vita delle Nazioni" e "La giovane Europa". Criticò aspramente le decisioni prese a Versailles nel 1919 , denunciando una politica basata sulla forza e rifiutando i metodi autoritari.

Nel 1920 , inviato dal "Corriere della Sera" in Russia , Caffi si trovò coinvolto nella missione di soccorso Nansen durante la guerra civile russa. A Mosca , incontrò vecchi compagni di lotta, alcuni dei quali erano diventati militanti bolscevichi, mentre altri, menscevichi e libertari, venivano perseguitati dal nuovo regime. Caffi si schierò con i secondi, cercando di aiutarli in ogni modo possibile e criticando i metodi autoritari messi in atto dai bolscevichi.

Accusato di aver influenzato la delegazione del Partito Socialista Italiano affinché non aderisse alla Terza Internazionale, venne arrestato e liberato solo grazie all'intervento di Angelica Balabanov. Dopo aver nuovamente sperimentato le carceri russe, tornò in Italia nel 1923 , ma presto abbandonò il suo incarico presso il Ministero degli Esteri quando si rese conto delle reali condizioni politiche imposte dal regime fascista.

Caffi si dedicò all'azione giornalistica, collaborando con testate come "Quarto Stato" e "Volontà", e alla propaganda contro il regime fascista. Costretto all'esilio in Francia nel 1926 , lavorò come insegnante e traduttore, conducendo una vita fisicamente logorante. Durante questo periodo, collaborò alla stesura di voci sull'Asia Minore e sulla Russia per l'Enciclopedia Italiana e curò diverse pubblicazioni, tra cui un'appendice al volume di P. Orsi, "Le chiese basiliane della Calabria".

Negli anni '30, Caffi intensificò il suo impegno politico, pur mantenendo una posizione autonoma rispetto agli esuli antifascisti. Egli considerava il fascismo non come un fenomeno isolato ma come parte di una crisi più ampia della civiltà occidentale. Rifiutando i metodi terroristici praticati da Stalin e criticando il capitalismo di Stato dell'Unione Sovietica, Caffi sostenne che il socialismo doveva realizzarsi attraverso un controllo democratico delle strutture economiche da parte della classe operaia. Nel quadro dei rapporti con le emigrazioni internazionali, antifasciste e antibolsceviche nella Francia degli anni trenta, collaborò all'elaborazione intellettuale del movimento Giustizia e Libertà, fino alla rottura con Carlo Rosselli nel 1936 [2] .

Caffi si dichiarava pacifista, opponendosi alla guerra e alla violenza organizzata, e aderì all'Associazione pacifista degli ex combattenti. Cercò di comprendere la gioventù fascista, vedendo in essa potenziali elementi di differenziazione rispetto al cinismo dei capi del regime. Questo suo atteggiamento lo portò a distinguersi dagli altri antifascisti esuli, come Carlo Rosselli, con cui ebbe divergenze di opinione.

Negli anni '40, durante l'occupazione tedesca della Francia , Caffi partecipò alla Resistenza, ma fu arrestato nel 1941 per la sua attività clandestina. Dopo la liberazione, preferì rimanere a Tolosa , trasferendosi a Parigi solo nel 1948 . Qui, grazie all'amicizia con Albert Camus, ottenne un lavoro come lettore presso l'editore Gallimard, ma continuò a vivere in volontaria povertà, dedicandosi agli studi e al confronto delle idee.

Fu collaboratore dei socialisti italiani a Tolosa sotto l'egida di Angelo Tasca, e nel secondo dopoguerra assunse un incarico di lettore presso la casa editrice Gallimard. [3]

Andrea Caffi morì a Parigi il 22 luglio 1955 e venne sepolto nel cimitero del Père-Lachaise. Postumi, furono pubblicati i suoi scritti, tra cui "Socialismo libertario" ( 1964 ) e "Critica della violenza" ( 1966 ), che ne confermarono il ruolo di figura chiave nel dibattito politico e culturale del XX secolo, riconosciuto per la sua coerenza morale e il suo impegno per la libertà e la giustizia.

 





[1] Marco Bresciani, La Rivoluzione perduta. Andrea Caffi nell'Europa del Novecento , Il Mulino, Bologna, 2009



[2] Ibid.



[3] Gino Bianco, Socialismo libertario. Scritti dal 1960 al 1972 , Edizioni Una città, Forlì, 2011


xDams O.S. - ID scheda: IT-LEWIN-ST0001-000001