Progetto

Progetto realizzato nell’ambito del Bando Transizione digitale organismi culturali e creativi (TOCC) – PNRR, M1C3 – INVESTIMENTO 3.3 – Supporto ai settori culturali e creativi per l’innovazione e la transizione digitale. 

PROGETTO TOCC0001731 – COR 15911284 – CUP C47J23001140008 finanziato dall’Unione europea – Next

Generation EU – PNRR Transizione Digitale Organismi Culturali e Creativi


Inventariazione e digitalizzazione dei Fondi Andrea Caffi e Gino Bianco. 

La logica che ha mosso questa scelta è stata quella di aumentare la conoscenza e la fruizione di tali materiali in considerazione dell’importanza storica e culturale che rivestono.

La digitalizzazione permette di preservare un patrimonio storico e culturale da cui le attuali generazioni e quelle future possono trarre beneficio; è anche una scelta dalla valenza civile e democratica perché permette l’accesso alla documentazione a tutti dovunque si trovino senza necessità di costosi spostamenti. 


Fondo Andrea Caffi 

La scelta è di particolare importanza se si considera la natura e la storia che accompagna il materiale in possesso della Fondazione Lewin. Per quanto riguarda il Fondo Andrea Caffi, si tratta infatti di appunti, corrispondenza e manoscritti, che costituiscono solo una parte della vasta produzione documentale di Andrea Caffi, la quale purtroppo è andata in buona parte perduta.

Andrea Caffi è stato un intellettuale militante, socialista libertario, poliglotta e cosmopolita, nato a San Pietroburgo nel 1887 da famiglia italiana e morto a Parigi nel 1955. Tanto importante quanto schivo e refrattario ad ogni accademia e impegno editoriale, fu soprattutto collaboratore di riviste e grande scrittore di lettere ad amici sparsi per più continenti. 

La vita avventurosa e precaria, attraverso la bufera delle due guerre mondiali e dei fascismi europei (conobbe il carcere zarista e quello bolscevico in Russia, nonché quello nazista in Francia) non gli permise di tenere insieme il suo archivio, che andò in più riprese disperso. 

Attualmente i nuclei principali della sua documentazione si trovano: come “Archivio Andrea Caffi” presso l’Associazione per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia – ANIMI a Roma, per mediazione di Umberto Zanotti Bianco, e presso la Biblioteca Gino Bianco, e nei carteggio di Nicola Chiaromonte presso la Beinecke Rare Book & Manuscript Library di Yale, Angelo Tasca e i coniugi Osorgin.

Proprio la dispersione del materiale che ha caratterizzato la produzione di Caffi, fa acquisire ancora più rilevanza alla raccolta di carte (lettere, quaderni di appunti, dattiloscritti di saggi) che, passata di mano da Caffi a Nicola Chiaromonte e da questo a Gino Bianco, oggi è diventata patrimonio della Fondazione Lewin. Importante la corrispondenza, fra cui quella con Antonio Banfi, con Giuseppe Prezzolini, le lettere (59) di Mario Levi, fratello di Natalia Ginzburg, dei tempi della guerra di Spagna, tuttora inedite, quelle di Nicola Tucci da New York, e una raccolta di lettere, in russo, ai coniugi Osorgin, amici dissidenti fuoriusciti dalla Russia sovietica con cui Caffi mantenne rapporti di amicizia per tutta la vita. Sono presenti anche alcuni manoscritti e dattiloscritti di testi rimasti inediti, alcuni dei quali in russo.

Si segnala come, negli ultimi anni, l’attenzione per questa figura sia andata crescendo, man mano che se ne scoprivano la straordinaria biografia e l’originalità e libertà di pensiero. Ne siano prova i diversi volumi usciti recentemente, quali, ad esempio:

– Otto vite italiane, di Ernesto Galli della Loggia, Marsilio 2022

– La rivoluzione perduta. Andrea Caffi nell’Europa del Novecento, di Marco Bresciani, Il Mulino 2009

– La dottrina fascista, o il fascismo nella storia superiore del pensiero, di Alberto Castelli, Biblion 2022

– Critica della violenza, a cura di Alberto Castelli, Castelvecchi 2017


Fondo Gino Bianco

Per quanto riguarda il Fondo Gino Bianco, questi fu un intellettuale militante socialista democratico, giornalista e biografo di Andrea Caffi. La biblioteca della Fondazione Lewin prende il suo nome proprio per il lascito che lo stesso Bianco fece delle carte di Caffi, a lui affidate da Nicola Chiaromonte, oltre alla sua biblioteca di storia e politica e all’archivio personale. Il fondo a lui intestato consiste in 27 tra faldoni, raccoglitori e cartelle, solo parzialmente ordinati per soggetto, che attendono ancora una puntuale ricognizione. Al loro interno si trovano corrispondenza, manoscritti, appunti, ritagli e interi numeri di giornali e riviste, in particolare quelli inglesi e italiani che riportavano le corrispondenze di Bianco da Londra, verbali delle riunioni del bureau dell’Internazionale socialista, a cui Bianco partecipava a nome del Psi, e documenti vari, raccolti nella sua attività di ricercatore e militante, su Andrea Caffi, Nicola Chiaromonte, l’anarchismo, il laburismo, l’Internazionale socialista, il comunismo e la dissidenza nei paesi dell’Europa centro-orientale.


Le ragioni del riordino, dell’inventariazione e della digitalizzazione di questi due fondi:

– far conoscere due fra quegli intellettuali militanti, socialisti liberali e democratici che, per le loro scelte antitotalitarie, vissero isolati, inascoltati e spesso diffamati, nel clima ideologico dominante nel Secondo dopoguerra rendendo consultabili i loro materiali;

– mettere a disposizione di ricercatori e di appassionati di storia e di politica testimonianze altrimenti inaccessibili; il materiale è infatti cartaceo e quindi consultabile solo recandosi direttamente presso la sede della Fondazione;

– assicurare la conservazione del materiale in una logica intergenerazionale, consentendo alle generazioni future di formarsi un pensiero e una coscienza grazie alle vite e alle eredità intellettuali lasciate e perpetuate proprio grazie alla digitalizzazione.


Le fasi di lavoro

Il materiale è stato sottoposto a una prima fase di archiviazione comprensivo di riordino e inventariazione secondo i principi e le metodologie della scienza archivistica e che prevedono:

– la schedatura del materiale oggetto di archiviazione;

– l’individuazione e la ricostruzione di eventuali vincoli archivistici;

– il riordino sulla base di criteri da definire in funzione della finalità da raggiungere;

– la creazione dell’inventario e le proposte di scarto.

Questa fase, che il progetto ha affidato ad esperti di comprovata esperienza è stato fondamentale per il successivo passaggio alla digitalizzazione.

L’inventario è lo strumento principale di rapporto tra utente e patrimonio archivistico perché agevola sua consultazione sarà resa agile e facilitata per il fruitore, contribuendo, attraverso un’interfaccia efficace, a far conoscere il valore del fondo a un numero maggiore di possibili fruitori.

Il riordino e l’inventariazione dell’archivio costituiscono la tappa preliminare e propedeutica all’avvio della digitalizzazione dei documenti archiviati, così da poter offrire una consultazione rapida, sicura e diffusa del materiale documentale.

Lo step successivo è stato appunto la digitalizzazione attraverso l’utilizzo di scanner piani e planetari; è seguito il processo di post-produzione con software di elaborazione immagini. Sono stati infine creati dei PDF che, nel caso di dattiloscritti e testi a stampa, sono stati sottoposti al software di riconoscimento ottico dei caratteri per renderli “ricercabili”.

Il processo di digitalizzazione si è realizzato compiutamente con la creazione di uno spazio dedicato ai Fondi sul sito della Fondazione Lewin che consentirà la gestione documentale (back-end) e la consultazione dei materiali da parte degli utenti. 

Nello specifico, la scelta tecnologica che è stata fatta è di avvalersi della piattaforma xdams. una piattaforma di gestione documentale XML interamente web-based che permette di conservare, organizzare, condividere e valorizzare i patrimoni archivistici. Il formato XML garantisce interoperabilità e condivisione delle risorse: le basi dati sono indipendenti da specifiche soluzioni applicative e consentono un pieno e immediato import-export con basi dati realizzate con altri sistemi informativi.

Tale piattaforma mette in comunicazione l’architettura dell’inventario con le immagini digitali rispondendo così al duplice obiettivo di costruire una struttura in linea con i criteri degli ordinamenti digitali con quello di una fruizione “amichevole” dei materiali. 

La ricerca può essere avviata nel modo più semplice: digitando uno o più termini nella barra di ricerca posta nell’area dedicata e/o specificando gli estremi cronologici di riferimento. In alternativa, la consultazione on line può seguire il tradizionale percorso gerarchico di esplorazione dei fondi, muovendo dai raggruppamenti di primo livello per giungere fino all’ultima entità di descrizione e da lì passare all’immediata visualizzazione del documento.